Chi sono

Mi sono laureata in fisioterapia nel 2014 a Milano, la tappa successiva del mio percorso di formazione è stato il Master in Riabilitazione dei Disordini Muscoloscheletrici conclusosi nel 2017 presso l’Università degli studi di Genova. Ho avuto in seguito l’opportunità di continuare a frequentare l’ambiente universitario per alcuni anni come collaboratrice alla didattica.

Terminato il mio percorso di studi, ho iniziato a lavorare in studi privati. Venivo consultata quasi sempre perché la persona che avevo di fronte stava provando dolore in una zona del corpo e pensavo che la chiave fosse condurre una buona raccolta anamnestica: ponevo svariate domande in cui ricercavo informazioni riguardo al sintomo, pochissime che mi permettessero invece di conoscere i pensieri della persona che avevo di fronte.

<<Dov’è localizzato, quanto è intenso, quando è comparso, che effetto ti fanno farmaci e movimento?>>

Durante il mio percorso universitario mi avevano abituato così: comprendi il sintomo, escludi red flags, attribuisci un’etichetta diagnostica e il gioco è fatto, avrai un piano di trattamento e una prognosi. Facile. Pratico. Infallibile.

Alle prime armi, cercavo una ricetta semplice per me e per i miei pazienti, che potesse guidarci fino al nostro obiettivo: camminare, giocare con i nipotini, tornare al lavoro, smettere di sentire dolore. La sfida, di fatto, era tutt’altro che semplice. In questo processo mancava un tassello estremamente importante, il solo sguardo alla sfera biologica, alla struttura, non bastava, stavo sottovalutando uno dei principali fattori contribuenti: il cervello.

Così negli anni ho studiato e approfondito la tematica “dolore” che mi ha portato qui, ad oggi, con due principali consapevolezze che vorrei condividere con voi.

Per prima cosa ho realizzato che la capacità di sentire dolore è davvero meravigliosa, se non fossimo in grado di provarlo saremmo spacciati. Ho impiegato molto tempo a dissociare i concetti “dolore” e “danno”, e con molto sforzo ho consolidato invece una nuova equivalenza “dolore=minaccia”.

Il dolore è il nostro indispensabile sistema d’allarme, dunque l’obiettivo del mio lavoro non può essere quello di guarire per sempre i miei pazienti dal dolore, questa sarebbe una grandissima privazione. Il vero focus su cui concentrarsi è imparare a conoscere il dolore, ad ascoltarlo e comprenderlo per poi saper prendere provvedimenti adeguati per la propria salute.

Inoltre, ho realizzato quanto sia estremamente limitante occuparsi di un corpo (quattro arti e una colonna) senza tenere conto della persona che lo abita (il cervello). Tutti, ad esempio, hanno una colonna vertebrale, ma la vera questione è che in realtà nessuno ha una schiena uguale a quella di qualcun altro. Sebbene le articolazioni e i muscoli siano davvero molto simili e funzionino praticamente allo stesso modo per ogni individuo, ogni schiena è diversa perché il cervello che la muove e ascolta è unico.

Le neuroscienze ci spiegano come il dolore non sia frutto dell’attivazione di recettori periferici posizionati sui nostri tessuti, il dolore è il risultato dell’interpretazione fornita dal nostro cervello a quei dati impulsi elettrici. L’attivazione dei sensori periferici non è l’unica possibilità, anche le idee possono avere un pari peso e diventare anch’esse impulsi elettrici che viaggiano sino al cervello. La sola convinzione di essermi procurato un problema molto serio ad una regione corporea potrebbe attivare le reti neurali legate al dolore, anche in assenza di un reale problema ai tessuti.

È sempre il cervello che alla luce di esperienze passate, credenze, emozioni, aspettative, pensieri, supporto sociale, lavorativo e stato di salute generale, decide come interpretare gli stimoli periferici. Il cervello è sempre il nostro capo.

Tenendo bene a mente queste riflessioni, ogni giorno nel mio lavoro, mi dedico con passione all’ascolto, prima di metterci le mani. Amo il movimento, amo muovermi e far muovere i miei pazienti, incoraggiandoli a mettersi in gioco per raggiungere i loro obiettivi.

Consapevolezza e autonomia gli strumenti che cerco di lasciare ad ogni persona che si affida a me.

 

Esperienza lavorativa

Fisioterapista presso studio privato.

Fisioterapista responsabile del servizio di idrokinesiterapia.

Fisioterapista presso Centro medico.

Fisioterapista presso Centro clinico Milano.

 

Formazione Accademica

2014

Laurea in Fisioterapia presso Università 'Vita Salute S. Raffaele', Milano.

Votazione 110/110 e lode

2017

Master in riabilitazione dei disordini muscoloscheletrici presso Università degli studi di Genova, campus Savona.

Votazione 110/110 e lode


 
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Lo scopo principale del fisioterapista è quello di prevenire difficoltà motorie o di curare eventuali problematiche presenti, conseguenti a un trauma oppure dovute ad altre cause che possono essere fisiologiche e posturali. Durante la visita il fisioterapista può servirsi di diversi strumenti, come la Tecar.

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